Critica

Al mio amico Michele,

l’idea di scrivere qualcosa mi frullava da giorni, la spinta definitiva me l’ha data Leonardo Sciascia nel film “Il giorno della civetta” quando fa dire ad un capomafia la sua idea su come vadano catalogati gli uomini:
Uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculi e quaquaracqua, dove sempre Sciascia, ammonisce che i mezzi uomini sono ormai diventati un esercito e che questi seppur attraversati da lampi d’imbecillità ce li ritroviamo davanti tutti i giorni a soffocar carriere , ad uccidere la fantasia , idee ed innovazioni.
Lo scopo di questi mezzi uomini è cercare a tutti i costi di mantenere lo “status quo” affinchè si possa gestire il più a lungo possibile il proprio piccolo potere, evitando così il confronto con persone migliori e più brillanti che cancellerebbero di colpo la burocrazia che ingessa il genio italiano, che blocca aspirazioni e sopratutto rimanda ad un tempo lontano le aspettative per un futuro migliore.
Ma per venire alla Tua mostra io limiterei questo discorso a tre categorie di uomini ovvero tra Vivi, Viventi e Vissuti.
Partendo dalla fine, i Vissuti sono concentrati su quel che hanno fatto e non avendo oltre da dire, la conversazione con loro, si limita alla loro storiografia e poco importa se questo loro vissuto non andrà oltre la loro morte, non sono minimamente interessati a scorgere nuove presenze che meritano di essere valutate, studiate ed infine premiate .
Chi sono i Viventi ? sono quelli che si accontentano di vivere o di viversi addosso, il tempo passa e loro non lasceranno alcuna traccia di sé, mai un’idea, uno spunto, un gesto che li distingua da una massa eterogenea ma che si ritrova in un accordo silente e mai sottoscritto che consiste nel passare le ore sempre uguali sfuggendo perennemente al confronto con gli altri.
Se mi si perdona la citazione “il pessimista trova il pericolo in ogni opportunità, mentre il coraggioso trova l’opportunità in ogni pericolo”.
La Tua pittura Michele non è uno esercizio di puro stile, ma partendo da un concetto di Astrattismo si vuol comunicare a tutti, di abbandonare la superficialità come il pregiudizio , l’arroganza che INSIEME all’ignoranza e tutti i suoi derivati, che sono tanti e tutti a modo loro diversamente colpevoli di una società avvitata su stessa, incapace di far crescere i propri figli nell’abbondanza di idee anziché nell’abbondanza di materialismo.
Tu hai colto in pieno l’idea, che passando da una concezione astratta di Materia potessi arrivare in modo immediato e diretto contemporaneamente, al cervello ed al cuore delle persone, non dando loro soluzioni ma semplicemente facendo vedere loro gli effetti della materia sull’Anima.
Siamo soffocati dal relativismo e nel nostro piccolo cerchiamo di far privilegiare l’idea per l’idea, ci dobbiamo sforzare di far conoscere chi siamo, attraverso le nostre opere, anziché attraverso mille inutili parole …..e a parer mio Caro amico mio Tu hai colto nel segno a noi VIVI il DOVERE di far conoscere la tua arte .

Con affetto Rudy

La ricchezza di vita in una matita

Finalmente mi sono ritagliata uno spazio per entrare nel magico mondo delle matite.

Eh già, la mia prima sensazione che ti voglio rimandare è proprio questa… la magia che le matite sprigionano come delle bacchette magiche che impazzite iniziano a creare e incuriosire chi le osserva.

Non sono un’ esperta d’ arte e purtroppo le mie doti pittoriche, oltre a non far parte della mia vita, sono state derise e umiliate da quelle persone che non sanno andare oltre e valorizzare un elemento sacro della nostra esistenza: la creatività in ogni sua forma.

Le matite richiamano il nostro primo contatto con la creatività, quando da bambini iniziamo a scoprirne i colori, la forma, i trucioli quando le temperiamo, gli odori e il segno meraviglioso che lasciano sul foglio…la tua arte fa rivivere quelle sensazioni, risveglia i sensi, riattiva ricordi, stimola riflessioni sulla vita trascorsa, su quello che può ancora esserci. Ti porta a vedere aspetti dell’ esistenza che tanti di noi non sanno soffermarsi a guardare senza timore, ma solo accogliendoli come tali.

Sai cosa mi capitava quando osservavo le foto dei dipinti?

Mi accorgevo che sorridevo perchè, come una bambina, mi divertito a curiosare là dentro, scoprivo momento dopo momento dei particolari e ne ero affascinata. Come i bimbi quando iniziano la loro fase di esplorazione e scoprono la bellezza e la grandezza delle piccole cose. Una sensazione che purtroppo viene persa negli anni e porta un gran vuoto e perdita nella vita di chi la impoverisce a poco a poco.

Scorgere ogni singolo tratto di quelle matite, senza tralasciar nulla, come se ogni pezzetto fosse importante quanto gli altri e non andasse perso.

Difficile dire quale preferire tra tutti i dipinti…ma mi va di rimandarti che sono rimasta incantata davanti al tema dell’ amore, delle emozioni, dell’ emisfero del sorriso, le emozioni della musica, la città che vorrei e permettimi da amante della danza, che ho ripreso da qualche anno e che nutre la mia anima, di dare un valore tutto speciale alla “danza sulle punte”…quale cosa più bella danzare sulle punte delle matite!

Nel quadro sull’ amore ho visto il cuore, a volte “spezzato”, della matita, la vera essenza dell’ amore, dall’ abbraccio tenero di chi vuole tenerti con sè al desiderio di libertà come le matite esprimono nella loro armonia e flessibilità.

Grazie per questa grande scoperta e per aver fatto entrare il “MATITISMO” nella mia vita.

Valentina Botta

 

Michele Cara con le sue matite propone una geniale visione del mondo.

Attento osservatore della realtà che lo circonda, con le sue opere riesce a cogliere il continuo cambiamento fermandolo su un foglio attraverso una matita,quella usata per rappresentare la metafora della vita. Ogni immagine è infatti trasportata dalla realtà attraverso il cammino di una lapis. Così, esattamente come una matita lascia il segno con il suo tratto, allo stesso modo l’uomo riesce a tracciare la sua strada e ad incanalare il suo destino.
La matita apre, agli occhi più attenti, un mondo fantastico, fatto di inaspettate riflessioni. A ciò conducono i quadri di Michele Cara che, anche dopo una rapida e inesperta visione, sono capaci di suggestionare fortemente.

L’osservazione surreale effettuata dall’artista conduce in un mondo dove tutto è possibile, dove l’ottimismo ha sempre la sua vittoria e gli stati d’animo si incontrano trovando la giusta formula per bilanciarsi tra loro.

Anche la solitudine dell’essere umano è straordinariamente ritratta attraverso il cammino di un uomo che porta con sé il pesante bagaglio,non sempre felice, accumulato nel corso della vita. Nel tragitto dell’uomo, l’albero accanto sottolinea che anche nella solitudine può trovarsi riparo e fortezza se solo si sanno cogliere le piccole sfumature,naturali ma non scontate,che il destino ha messo nel nostro cammino.

Michele Cara riesce a rappresentare le pieghe dello spirito umano attraverso un’opera di introspezione liberatoria.

I movimenti dell’animo e l’insoddisfazione quotidiana si esprimono attraverso la forza straordinaria del colore e della fantasia.

Prendono forma e danno la massima espressione all’inquietudine che l’uomo attraversa in tempi, come quelli attuali, dove tutto è caratterizzato dalla frenesia della modernità e la ricerca di un “ultimo spazio vitale” è diventata ragione d’essere. L’ultimo spazio vitale, anch’esso rappresentato egregiamente nell’opera omonima,dove pur essendo raffigurata la cinerea realtà urbana, la speranza prende forma nella perseveranza di un albero che trova dimora in un area ormai arida.

L’utilizzo sapiente dei pennarelli pantone evidenzia cromatismi perfetti,tali da donare ad una semplice visione quella sensazione d’armonia che rispecchia l’animo stesso dell’autore.

L’originalità delle sue opere consente di avere una ingegnosa ma adeguata visione della dimensione interiore,dove timori ed aspettative umane convivono in un equilibrio perfettamente rappresentato, permettendo di scorgere almeno un frammento dell’esistenza di ciascuno di noi in ogni sua raffigurazione.

Stefania Galistu

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